Alla fine ha vinto lui: voleva il Celtic e il Celtic ha avuto. Con buona pace del Real Madrid e dei suoi agenti.
Un giocatore unico. Lo si sapeva: Roy Keane non ha mai avuto eguali. Nei club dove ha giocato, né in nazionale. Lo ha confermato anche questa volta, preferendo al Real Madrid il Celtic Glasgow. Scelta assurda per qualunque calciatore tranne lui. Perché dopo 13 anni al Manchester United, chiusi in modo turbolento, la possibilità di prendersi una rivincita a livello continentale con i galcticos era davvero un’occasione ghiotta. E anche Keane ha visto le sue convinzioni traballare. Ma è stato un attimo, e ha subito ribadito anche al suo agente quello che aveva detto al mondo intero dopo l’addio ai red devils: «Il mio sogno sin da bambino è sempre stato quello di indossare la amglia del Celtic». Comprensibile, i cattolicissimi biancoverdi di Scozia sono la squadra più amata dai cattolicissimi irlandesi. E Roy Keane incarna l’irish spirit come i Chieftains o la Guinness.
Ma quel desiderio era stato immediatamente frustrato da un comunicato dei vicecampioni di Scozia: «Non possiamo permetterci di pagare Keane quanto veniva pagato dal Manchester United, perciò il suo acquisto non è possibile». Probabilmente si trattava di un bluff teso a far abbassare le pretese del giocatore. Ma quando si è capito che mezza Europa, Real in testa, era pronta a mettere su un tavolo, soldi, contratto e penna, allora l’azionista di maggioranza dei Celtic è intervenuto in prima persona: «La società faccia pure l’offerta, penserò io ad aggiungere la differenza. Se un giocatore del calibro di Keane chiede di venire da noi, non possiamo dirgli no». Le indicazioni, manco a dirlo, sono state eseguite alla lettera. Vedere a Hampden Park il mediano irlandese con la maglia a strisce orizzontali biancoverdi e il suo numero 16 sulla schiena darà un brivido a molti. Ma soprattutto a lui. LECHAMPIONS EUROPA
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